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Visualizzazione dei post da novembre, 2025

Lettere - U come Utopia

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  Prossimamente --- Utopie e distopie non dovrebbero né illudere né spaventare, se davvero restassero dei non-luoghi. Il loro compito sarebbe far riflettere su quello che, nel bene e nel male, non ha luogo. Opposti ad esse sorgerebbero i tópoi effettivi, i luoghi politici economici culturali di comune riferimento per i cittadini, quelli su cui la collettività si regge, i valori fondanti. La Costituzione della Repubblica (1948) è il luogo comune degli Italiani da 77 anni. Gli Stati Uniti hanno la loro da 236 anni, la più longeva. Nello stesso 1948 l'intera Umanità si è data con l'ONU e la Dichiarazione Universale dei Diritti un tópos comune di cooperazione e conciliazione. Chi fosse volato altrove all'inizio del 1949 e non sapesse niente di come stanno andando le cose, potrebbe credere che i cittadini italiani, gli americani e tutti i popoli del mondo vivano protetti da una solida casa comune, al riparo da vaneggianti utopie e paurose distopie. Immaginiamolo rientrare sul...

Lettere - T come Tre

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Fortuna del tre --- Il numero tre non è così speciale nel pensiero umano come parrebbe da alcune celebri tripartizioni, triplette e trittici: triadi egizie (Osiride Iside Horus) ed ebree (Cam Sem Jafet, Abramo Isacco Giacobbe), la Trinità cristiana (Padre Figlio Spirito santo) e le tre virtù teologali (fede speranza carità), la Trimurti (Brahm ā Vi ṣṇ u Ś iva) e i tre guna (qualità cosmiche) indù, i Tre Puri del taoismo (istanze supreme del Dao), le tre relazioni fondamentali del confucianesimo (sovrano-suddito padre-figlio marito-moglie), l'ordine sociale tripartito del nostro medioevo (oratores bellatores laboratores) sopravvissuto fino agli Stati generali del 1789. In filosofia, il numero perfetto dei Pitagorici, le tre classi sociali della Repubblica platonica (governanti combattenti lavoratori), le tre proposizioni del sillogismo aristotelico, i tre governatori della Citta del Sole di T. Campanella (Sin Pon Mor, ovvero Sapienza Potenza Amore), la triade dialettica hegeliana...

Lettere - S come Scienza

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Scienza in che senso? --- L'età moderna ha riposato su un'idea confortante: le scienze stanno rispondendo via via a tutte le domande e risolvendo via via tutti i problemi. Confortante ma a dir poco inesatta. Servono diverse precisazioni. La scienza risponde solo alle domande a cui può rispondere e nei limiti della sua sfera di comprensione. Le sue risposte offrono conoscenza spendibile sia bene che male. Nel risolvere un problema non è raro che ne crei un altro più grosso. Non è vero che il suo contributo sia super partes . Per un'impresa scientifica servono fondi che non sono devoluti senza contropartita. La mentalità scientifica è sorta all'interno di una cultura, quella occidentale, che si è servita delle scienze per imporsi prepotentemente sulle altre culture prima di cercare di comprenderle. Lo scienziato ama presentarsi come disinteressato ricercatore del vero trascurando da dove parla e pensa. Non v'è da stupirsi dunque se alla lunga la gente ha cominciato ...

Lettere - R come Reale

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Quante realtà? --- In estrema sintesi, a proposito del reale il pensiero occidentale si è applicato a tre differenti questioni: (R1) come e di che è fatto il mondo; (R2) che cosa chiamare reale; (R3) le cosalità o esistenze in cui si individuano le idealità o essenze. Vediamo meglio. R1 è la questione originaria che è rimasta viva e insoluta per millenni. Le prime risposte post-mitiche che si ricordino le diedero gli ilozoisti e i pluralisti del VI-V secolo. Il mondo è materia viva, a vivificarla è l'acqua (Talete),   no è il soffio vitale (Anassimene), no è il fuoco che distrugge e ravviva (Eraclito), no sono l'Amore e l'Odio (Empedocle). A seguire numerose altre. Tra le ultimissime v'è l'opinione di Jean-Paul Sartre secondo cui il reale coincide con l'essere purché lo si intenda sgravato del peso del nulla, ossia dello sguardo umano, nullificante in quanto oggettiverebbe l'essere senza averne facoltà (non siamo dèi né c'è un dio in cui indiarci). Ave...

Lettere - Q come Quindi

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Il bisogno di concludere --- Non solo quindi. Abbondano anche i dunque, i pertanto, gli infatti, i perciò, gli insomma, per la qual cosa, cosicché, di conseguenza ecc. La lingua è generosa di congiunzioni e locuzioni che puntano a tirare le somme. Evidentemente c'è un gran bisogno di concludere con qualcosa in mano. Qualcosa di evidente, di conseguente, di determinato, di logico. Bisogno di contrastare l'aleatorio, di fissare punti fermi. Di passare oltre e ad altro, di non farla lunga, di non perdersi nei dettagli. Di mostrare senso pratico. Ottimi intenti. Più o meno mascherato c'è però anche il tentativo di chiudere il discorso, evitare controdeduzioni e contestazioni, sottrarsi alla dialettica. O il timore di spingersi oltre, di dar adito a dubbi, di apparire indecisi. Nel bisogno di concludere trovano posto sia istanze certamente legittime (senso pratico, deduzione logica, ordine nel discorso ecc.), sia preoccupazioni personali e istanze ideologiche. Pressioni estern...

Lettere - P come Paradosso

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  Tre accezioni --- I dittatori non amano i paradossi. Lo dice la parola. Chi detta legge pretende che sul dettato (diktat) nessuno trovi da ridire. Il contraddittorio e il paradossale non sono ammessi. L’ordine deve filare liscio e chi vi s’oppone è fuori discussione un nemico ideologico, uno che rema contro e va fermato con tutti i mezzi a disposizione. Di ragionare non se ne parla. Molta gente oggi è attratta dal diktat-style dei nuovi tiranni o aspiranti tali. Sono cittadini paradossali che abiurano il diritto al libero giudizio, all’articolazione del pensiero e alla dialettica in cambio dell’illusione di aver ragione per prepotenza, asserviti a un despota. Il concetto di paradosso non li sfiora. Proprio per questo merita di essere ragionato a fondo in questi anni filo-fascisti. Di ‘paradosso’ si fa uso in tre accezioni: (a) qualcosa di genericamente contrario alle attese e difficile da inquadrare; (b) un effetto contrario all’intenzione; (c) una contraddizione logica, ad es. i...

Lettere - O come Oggetto

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  Come nasce un oggetto --- Gli oggetti sono infiniti? Dipende da cosa intendiamo per ‘oggetto’. In natura non esistono oggetti ma aggregati di energia. Tra un pesce che un minuto fa guizzava vivo ed ora sta diventando nutrimento nello stomaco di un gabbiano non c’è differenza. Sempre di energia si tratta, aggregata in un modo o nell’altro. L’oggetto sorge quando un soggetto lo assume come tale distinguendolo in qualche modo. Denominandolo, ad es., ma anche solo indicandolo, guardandolo, assemblando impressioni e ricordi o semplicemente reagendo alla sua presenza o assenza. Per intendere bene l’oggetto bisogna guardare al soggetto (e viceversa). Soggetto è qualsiasi aggregato di energia capace di distinguersi dal resto del mondo, ad es. muovendosi in vista di uno scopo, e di distinguervi autonomamente un certo tipo di oggetti. L’universo è più che probabilmente abitato da miliardi di miliardi di viventi, ciascuno dei quali abita una sua propria galleria di oggetti. Quando tale ‘ogg...

Lettere - N come Nonnulla

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  Partire da zero --- Ovviamente non è possibile. Si parte sempre da qualcosa. Lo zero assoluto è solo un'ipotesi-limite anche in fisica. Vorrebbe dire totale dissipazione, niente da cui possa ingenerarsi qualcosa. Ora sappiamo che non esiste. L'opposizione atomi-vuoto, parsa a lungo ovvia, non ha più senso. L'universo non è che energia in via di dissiparsi. La questione filosofica da affrontare prima di ogni altra è come correttamente pensare l'origine di quella che chiamiamo conoscenza. Problema che a lungo è stato sviato dalla domanda Perché c'è qualcosa invece che niente? in cui l'esistenza del mondo è presupposta in contrapposizione a un nulla altrettanto presupposto. Domanda che dunque non tocca davvero l'originario ma già una sua rappresentazione. L'ontologia precede la gnoseologia invece che attenderne le indicazioni. Su questo errore di fondo sono fiorite le filosofie, ciascuna provvista di una visione dell'originario accomodata. Ad esempi...

Lettere - M come Mistico

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Il paradosso di Socrate --- Sotto processo, Socrate affermò – riferisce Platone nel capitolo vi dell’ Apologia   – di non essere tra coloro che si illudono di sapere e di ritenere che proprio per questo suo sapere-di-non-sapere la Sibilla delfica, interpellata, l’avesse menzionato come il più sapiente tra i Greci. Egli dunque, nel discorso che rivolge alla giuria per difendersi dall’accusa di empietà, si presenta come scettico, colui che ricerca criticamente ponendo in discussione le proprie e altrui credenze. Tuttavia contestualmente si appella all’autorità della sacerdotessa di Apollo. Il che equivale a dire che lui (Socrate) sa per certo che lei sa. E il dio che la ispira tanto più. Tale trasferimento del sapere dall'umano al divino ci lascia però piuttosto dubbiosi perché, dopotutto, è pur sempre lui, Socrate, a presupporre che la Sibilla sappia. La sola differenza su questo punto è che anche i suoi accusatori erano senza dubbio del suo avviso. Molta storia della filosofia...

Lettere - L come Letteratura

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Art poétique --- Et tout le reste est littérature ( Art poétique , v.36 in Jadis et naguère , 1884). Secondo Paul Verlaine, v’è da un lato la poesia con le sue rare finezze e dall’altro la letteratura, la massa di quel che poetico non è. Non è chiaro se scherzasse o dicesse davvero, in ogni caso è impossibile prendere quel contrasto sul serio perché la descrizione che egli dà di quel che, a suo avviso, caratterizza la finezza o sublimità della poesia corrisponde a ciò che i migliori lettori cercano e trovano nella migliore letteratura, che si tratti di romanzi, novelle, commedie, memorie, saggi, film e ogni altro format espressivo. Per Verlaine la poesia dev’essere anzitutto musicale ( De la musique avant toute chose , v.1). Significa che deve necessariamente accontentare l’orecchio o fluire senza sussulti? Certo che no. Simili obblighi porterebbero più difetti che pregi. Vuol dire invece che la forma deve relazionarsi ai contenuti e sostenerli, sviluppandoli coerentemente in criti...