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Visualizzazione dei post da ottobre, 2025

Lettere - F come Fatto

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  Un fatto è un fatto --- Pochi participi passati sostantivati sono divenuti altro dal verbo d’origine quanto lo è fatto da fare . Se dico L’ho fatto io! intendo che un’azione è stata compiuta da me. Anche ironicamente. Qualcosa mi cade e si rompe: Ecco fatto! Nel fare è inteso un accadere intenzionale, implica un voler compiere avendo in mente uno scopo. L’ironia nasce quando l’azione involontariamente contraddice lo scopo. In entrambi i casi l’epistemologia sottesa è correlativa. Il fatto è l’effetto di un certo fare da parte di un facente. Se dico invece È un fatto che… oppure Fatto sta… o Partiamo dai fatti la base epistemologica è tutt’altra. La correlazione fare-facente sparisce, non ne resta nulla. Un fatto è dato come tale, oggettivo, sciolto da vincoli di parentela e provenienza. Lo conferma anche l’intercambiabilità di Sta di fatto… con Va da sé… Di scarsa importanza o imprescindibile un fatto ha qualcosa dell’assoluto. Lo si conosca o no esso resta effettivo, come fos...

Lettere - E come Eros

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Il mito --- Nel pensiero dell’Occidente il ruolo riservato all’erotica è stato determinante e più che pervasivo. Buone ragioni inducono a ritenerlo invasivo ed è dell’indebito eccedere di Eros che tratta questa lettera. Che il carburante del pensiero sia l’erotica sublimata è ancora un’ovvietà in Occidente a dispetto di una facile comparazione con una quantità di altre culture nelle quali ci si attende al contrario che il suo influsso sul pensiero sia azzerato o almeno ironizzato. L’introduzione dell’erotica in filosofia è da attribuire a Platone che nel Simposio lascia tessere ai convitati le più varie lodi di Eros per terminare con Socrate che lo presenta in figura di semidio generato da Bisogno che non esita a violare Abbondanza per approfittare delle risorse che essa nasconde in seno. Dallo stupro nasce un essere che – questo è l’incerta base dell’ipotesi – non si stanca di desiderare il meglio del meglio. Grazie a tale impulso irrefrenabile Eros si espande fino a permeare l’in...

Lettere - D come Dimostrazione

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  Sostantivi deverbali --- Il dizionario etimologico liquida dimostrazione in mezza riga come ovvio sostantivo deverbale tratto da dimostrare a cui rinvia. Di tali deverbali l’italiano ne possiede in quantità, molti ricevuti dal latino, tra i quali anche demonstratio. La derivazione dal verbo al sostantivo non è così innocua come sembra. In apparenza non cambia nulla. I due termini si rispecchiano: una dimostrazione è un particolare dimostrare come il dimostrare è quel che una dimostrazione effettua. In concreto però quel che accade è ambiguo perché la sostantivazione tende a separare il risultato dell’azione dall’agire da cui è dipeso. Come nell’uso di funzione , stazione e impressione è normale dimenticare la loro origine rispettivamente nel fungere, sostare e premere, così una dimostrazione si stacca dalla sua origine per diventare il nome di un dato di fatto. Non tutti i deverbali comportano una tale fissazione epistemologica. Azione e comparazione , ad esempio, restano ...

Lettere - C come Cosmo

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Una natura totalmente inattesa --- Una cosa è certa, nessun filosofo fino a tempi recentissimi ha avuto la possibilità di fondare il proprio pensiero sulla natura delle cose ( de rerum natura ) su un concetto realistico di cosmo. Le conoscenze odierne non sono certo esaustive, forse sono ancora molto distanti dal quadro completo, ma non v’è alcun dubbio che bastino a confutare tutte le cosmologie precedenti confinandole nel magazzino delle favole sbagliate. Lo storico che per amore di continuità cita, per esempio, l’atomismo democriteo come lontana anticipazione della fisica dei nostri tempi fa un gran torto a Democrito il quale riderebbe di una simile forzatura a cui ci ha abituati un hegelismo di maniera. Lo stesso vale per quasi ogni altro dominio di conoscenze. Per esempio l’idea di musica che circolava tra i neoplatonici fiorentini nel ‘400 aveva ben poco di scientifico, nondimeno potrebbe essere ripresa senza nuocere in alcun modo allo spirito della musica. Quando però si par...

Lettere - B come Banalità

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Come una norma diventa normale --- Chi filosofa si preoccupa di esaminare con cura, di ragionare criticamente, di confrontarsi con chi la pensa diversamente. Di sicuro non ritiene di occuparsi di banalità. Eppure è quello che fa, ineluttabilmente, il filosofo non meno di qualsiasi altro essere, umano o no. Prima di dire in che senso e perché, occupiamoci della interessante inversione dell’aggettivo ‘banale’, storicamente connesso ai significati di restrizione obbligo ordinanza pertinenza territorialità (cfr. “Banal” su Merriam-Webster.com), per cui come da norma e regola (ciò che deve valere per tutti) abbiamo normale e regolare (ciò che si dà per scontato) così da bano (autorità locale) è derivato banale (quel che è a tutti comune, che non si distingue in nulla). Il banale non desta interesse se non quando confligge con l’orrore. È il caso di Hannah Arendt, inorridita di fronte a un Eichmann sotto processo per aver commesso un crimine della cui ferocia non si è accorto, come fo...

Lettere - A come Alienazione

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  L'uno e l'altro I termini latini alius e alter – da cui alieno e altro, alienare e alterare – denotano concetti interpretabili come opposti o come complementari. La tradizione occidentale ha preferito ricavarne degli opposti come alienazione e altruismo. Per puro caso? No, in conseguenza dell’ontologia sottesa. Posto l’essere a principio primo e statuito che le cose anzitutto sono , ciascuna riconducibile a un suo proprio che è , allora è scontato che quel che esse non sono le altera e aliena. Se il diverso in qualche modo le intacca cessano di essere quel che sono, diventano altro. Esempio pratico, se il mio nuovo vicino è un immigrato il mio vicinato non è più lo stesso. Se sul mio ragazzo ha gettato gli occhi un’altra, per me lui non è più lui. La presupposizione dell’opponibilità delle cose in base al loro essere o non essere ha permeato anzitutto la logica. Ma è vero anche l’opposto, cioè che una ragione fondata sul porre logico non può fare a meno del contrapporre...