Lettere - Q come Quindi
Il bisogno di concludere
--- Non solo quindi. Abbondano anche i dunque, i pertanto, gli
infatti, i perciò, gli insomma, per la qual cosa, cosicché, di conseguenza ecc.
La lingua è generosa di congiunzioni e locuzioni che puntano a tirare le somme.
Evidentemente c'è un gran bisogno di concludere con qualcosa in mano. Qualcosa di
evidente, di conseguente, di determinato, di logico. Bisogno di contrastare l'aleatorio,
di fissare punti fermi. Di passare oltre e ad altro, di non farla lunga, di non
perdersi nei dettagli. Di mostrare senso pratico. Ottimi intenti. Più o meno mascherato
c'è però anche il tentativo di chiudere il discorso, evitare controdeduzioni e contestazioni,
sottrarsi alla dialettica. O il timore di spingersi oltre, di dar adito a dubbi,
di apparire indecisi. Nel bisogno di concludere trovano posto sia istanze certamente
legittime (senso pratico, deduzione logica, ordine nel discorso ecc.), sia preoccupazioni
personali e istanze ideologiche. Pressioni esterne al discorso che tendono a prevaricare.
Sarebbe bene tenere una sorta di registro mentale dei quindi che costellano un testo,
distinguendovi quelli effettivamente concludenti e conclusivi da quelli che invece
ci provano, specialmente quando si susseguono in serie e sembrano tenere insieme
un ragionamento intricato. Ancor più utile apprendere a distinguere i vari quindi
per generi o tipi. Utile specialmente quando i discorsi privati e pubblici, invece
di provare a essere chiari e distinti come vorrebbe Cartesio, tendono a farfugliare
ideuzze e confondono la logica e l'etica della comunicazione con lo spaccio di quel
che si ha voglia di dire.
Per un catalogo dei quindi
Anzitutto occorre notare che tutti i quindi contano su due ordini
di premesse, le esplicite e le implicite. Un esempio. Il rubinetto era aperto
quindi il gas aveva saturato l'ambiente. A prima vista la premessa è una sola
e basta a supportare il quindi. In realtà bisogna intendere che Il rubinetto
[del gas] era aperto [da diverso tempo, ma la fiamma era spenta, la valvola di sicurezza
bloccata, le finestre chiuse e i condotti di aerazione insufficienti] quindi...
In casi come questo per appurare il valore del quindi è sufficiente solitamente
tener conto del contesto e, se necessario, chiedere chiarimenti. Ben diverso esempio
è il seguente. Sul tavolo erano posati due libri e tre piume, dunque cinque oggetti.
La conclusione pare indiscutibile ma solo se restano nascosti un paio di impliciti
radicali: (a) che nel discorso che si sta facendo conti solo sommare indistintamente
cose, prescindendo da di che si tratta; (b) che il concetto di oggetto non distingua
in alcun modo un libro da una piuma. La cultura parascientifica in cui siamo immersi,
quantitativo-astraente, ammette senza troppo farsene un problema entrambi gli impliciti
che in altre culture apparirebbero forse non pertinenti o perfino assurdi. Attenzione
dunque a quanto implicitiamo di prettamente culturale nei nostri quindi abitudinari.
Ancor maggiore attenzione a conclusioni basate su premesse viziate da pregiudizio:
Ha la pelle nera, dunque non è italiana. Oppure insufficienti: Non ha
titoli accademici, di conseguenza quel che ha da dire non ha valore. La versione
corretta sarebbe: Non ha titoli accademici,
pertanto quel che ha da dire non è accreditato nella modalità oggi prevalente. In
pratica, come mostrò Aristotele con la sua logica sillogistica, una conclusione
impeccabile non è che un altro modo di dire ciò che già era nelle premesse. Quando
non è questo il caso occorre sempre fare attenzione. D'altra parte un quindi che
semplicemente ribadisca quel che già si sa non è di grande utilità. Non indaga,
non fruga tra le righe, non stimola, non provoca, non è eristico. Quando rifiutiamo
una provocazione blocchiamo un quindi sconclusionato o ci sottraiamo a un quindi
che ci dispiace ammettere? Sta sempre a noi decidere.
Ragionamento sul quindi universale
Se spetta sempre a noi la decisione, quindi tutti i quindi
sono soggettivi. Anche la più sillogistica delle conclusioni, proprio come il più
esatto dei calcoli, ha valore conclusivo solo se nel tessuto dei nostri interessi
ci va di tenerla presente. Può darsi che Socrate è immortale per noi abbia
più senso in questo momento dell'ovvia tiritera per cui Socrate, essendo uomo,
è anch'egli, come ogni uomo, mortale. L'elemento soggettivo presente in tutti
i quindi non comporta che una conclusione valga l'altra. Semmai conduce a chiedersi
che cos'abbiano in comune gli innumerevoli quindi disseminati ogni giorno da oltre
otto miliardi di persone, ai quali s'aggiungono i dunque istintivi che guidano i
comportamenti degli altri viventi su questo pianeta e altrove. Un ragionamento sul
quindi universale può aiutare a prendere le misure di un quindi particolare. In
proposito, la prima cosa da notare pare una banalità. Non può darsi alcun quindi
senza premesse. Anche una dichiarazione come Tu mi piaci, che appare immediata,
è conseguenza, che il dichiarante ne sia consapevole o no, di una quantità di premesse.
Queste ultime, punto secondo, sono innumerevoli e infinitamente combinabili, Non
esiste una istanza superiore a cui far riferimento per distinguerle tra ammesse
e proibite, sensate e assurde ecc. Tali distinzioni da che dipendono? Dipendono
da un che tramite un chi. Un quindi richiede un vivente che come tale
lo viva (lo ragioni o comunque lo registri). La maggiore distinzione corre tra il
chi di tipo umano che se vuole può distinguere tra le premesse, ragionare sul nesso
stesso (il quindi) e valutare le conseguenze, e il chi animale che, salvo mutazioni
genetiche, trae sempre le conseguenze prestabilite per la sua specie dall'ordine
naturale. Questa distinzione suggerisce un'ulteriore componente essenziale del
quindi, che interessa individualmente gli umani e in natura le specie, la retroattività.
Trarre conclusioni di cui non resta memoria, che non aiutano a correggersi, che
si fissano e si ripetono identiche non è né umano né naturale. Occasionalmente una
conclusione ribadita con forza può valere più di una riflessione critica. Ma la
regola per un essere di tipo umano, ossia libero di esaminarsi, è riconsiderare,
risoppesare, rivedere i processi che l'hanno condotto a convincersi di questo o
quello. Non sempre ma quando reputa che sia virtuoso farlo.
Quindi cosa?
Queste note convergono su un punto forse inatteso. Alla radice
del quindi universale c'è una responsabilità che negli umani è individuale. Senza
scelta non si avrebbe alcun quindi, soltanto una tela di fatti indefiniti senza
senso aggiunto. Dalla libertà/licenza di scegliere quali conseguenze trarre da quali
premesse hanno origine la logica, la dialettica e l'esperienza stessa.

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