Lettere - J come Jingoism
Ripetizioni
--- By Jingo! - espressione emblematica, sulla fine dell'Ottocento, del tronfio trionfalismo imperialista British, ossia del britannico sicuro che la sua civiltà fosse la più progredita e il suo dominio su buona parte delle terre e dei mari un diritto. Jingoism è l'abitudine, la moda di questa convinzione, destinata a un profondo ripensamento dopo le guerre mondiali, il disfacimento dell'impero e l'umiliante sudditanza agli USA. Ma la storia si ripete. Ultimamente il jingoismo è tornato in auge un po' ovunque in Occidente e non solo sotto la maschera della rivendicazione. Ogni generazione riscopre a proprie spese l'insufficienza delle idee e delle pratiche correnti a confronto con la doppia sfida della complessità umana e della stupidità della tecnica. La tecnica è stupida perché non conosce né il come né il perché del suo uso; tuttavia può diventare intelligente se gestita da chi metta in conto la complessità delle cose umane e naturali. L'esatto contrario di quanto sta ora accadendo. Dilaga un neo-jingoismo risentito e vendicativo, su base ancora nazional-fascista e ipercapitalista, senza riguardo alla complessità delle situazioni. La vera novità del millennio è lo straordinario potere che, in pochi anni e quasi di sorpresa, la tecnica ha acquisito su ogni aspetto della vita sociale e individuale. L'Antropocene va delineandosi come un'era di estrema complessità sempre più affidata a tecnologie fuori controllo, tanto più stupide quanto più si allarga la forbice tra quel che permettono di fare e l'estrema ignoranza che le sottende. L'esempio più chiaro lo fornisce l'IAg presentata come quella che sa tutto pur non avendo propriamente idea di niente.
Jingo-fascio-capitalismo
By Jingo! è nato come eufemismo al posto di By Jove! Il jingoista è per sua stessa ammissione un empio felice. Un tipo umano che si identifica così convintamente col paternalismo patriarcale da invocare/imprecare il padre degli dèi a sostegno delle proprie vaste pretese di dominio. L'idea che ha di sé è di un pater omnipotens che impone un sovrano ordine al mondo perché ha i mezzi per farlo e un'ideologia che lo esenta dal porsi in discussione. E se il vecchio jingoista cercava quantomeno di accordare l'autoassoluzione a un minimo di etica (il famoso fardello dell'uomo bianco su cui poetava Kipling, un concetto che interpretato con un quanto di coerenza costituirebbe una discreta base per un apporto veramente civile alla storia universale), i nuovi jingo-fascio-capitalisti non si preoccupano nemmeno di salvare le apparenze. Anzi si vantano della superpotenza dell'iperignoranza che permette alle tecnologie di imperversare sempre meno disturbate dal sapere critico e dal controllo di qualità sociale e morale. Si tende ad accusare il patriarcato delle disuguaglianze e delle violenze che colpiscono le donne. Sarebbe più corretto dire 'androcrazia'. Il patriarcato è stato storicamente un pilastro dell'ordine famigliare. Non ha comportato soltanto soggezione ma anche protezione, non solo prepotenza ma anche distribuzione di ruoli e responsabilità. Il patriarca modello era il paterfamilias, l'autorità a cui il nucleo famigliare faceva riferimento per curare i propri interessi economici, le relazioni esterne, l'ascesa sociale, l'educazione dei figli ecc.
Archìe mercificate
Patriarcato - nel senso ristretto di potere, che certi maschi si arrogano, di violare i diritti delle donne - è una parola sbagliata usata male. Sbagliata perché non è la paternità in sé a fomentare violenze e crimini contro le donne. Il più delle volte il padre porta in famiglia e in società responsabilità e cura. Sbagliata perché semmai è con la fine del patriarcato storico che certi maschi, scoprendosi senza più un ruolo definito e come diseredati, hanno accentuato i tratti della violenza compulsiva. Va inoltre annotato che la triste piaga dei femminicidi e degli altri reati androcratici che colpiscono le donne (attacchi, minacce, stalking, intimidazioni, revenge porn) non assolve d'incanto le donne dal sospetto di utilizzare anch'esse strumenti, magari più nascosti e subdoli, di costrizione e dominio. L'androcrazia ha un suo corrispettivo meno criminoso ma altrettanto ossessivo in taluni comportamenti 'ginocratici' (ricatti e rivalse, possesso e dipendenza, irrazionalità e sentimentalismo) che contribuiscono non poco alla degenerazione dei rapporti tra i sessi. Questo va detto non per discolpare violenti e assassini ma per spostare l'attenzione dal lato patri- di patriarcato al lato opposto. La vera degenerazione riguarda il concetto di arché (principio, comando, controllo). Il disincanto della modernità (Max Weber) è stato ben più drammatico di quanto la parola lasci intendere. Con il tracollo delle fedi e delle ideologie le archie da collettive e collanti sociali sono divenute frutta da supermercato. Ognuno è libero (cioè ritiene di averne licenza) di acquistare con pochi spiccioli di cultura la sua archia tuttofare che nutre sogni di ogni genere, giustifica pretese anche sballate, motiva non di rado eccessi in famiglia, per strada e sul web. La perdita dell'aura o dissacrazione (Walter Benjamin) ha colpito non solo l'arte ma i sommi principi: fede, legge, ragione, giustizia, uguaglianza, fratellanza...
Doppio legame
Benjamin pensava che la dissacrazione portata dalla cultura di massa avesse una valenza politica deteriore nei totalitarismi ma costruttiva in democrazia. Non è stato così. La dissoluzione dei vecchi principi ha lasciato il potere in gestione a nuove archie più prevaricanti e meno governabili: la finanza mondiale, l'intelligenza artificiale, la sorveglianza elettronica, l'appropriazione abusiva dei dati personali e collettivi. Il pensiero critico non ha anticipato questo estremo rischio, la dismissione della idea di principio come categoria sociale, l'appropriazione illusoria della stessa da parte della (in)coscienza individuale contro la sua resa di fatto al totalitarismo tecnologico. Il '900 ha preso di mira perlopiù l'eccesso di ordine e ordinamenti, dunque di controllo, nei settori chiave del lavoro, della economia, della comunicazione e della educazione. La richiesta è stata di liberalizzare il più possibile. Da notare che dal 1945 la più aggressiva spinta liberalizzatrice dei costumi è venuta dagli USA che guarda caso in quanto superpotenza neocoloniale potevano esternalizzare le conseguenze economiche e sociali del cambiamento guadagnandoci un tot sia in prestigio sia in dollari. Con poche eccezioni - particolarmente significativo, per il risalto che ha avuto proprio negli States, il movimento postmoderno - è mancata nel resto del secolo una serrata critica delle idee di libertà e di principio, che sono tra loro strette in un doppio legame. Meno l'una è compresa, più l'altra degenera. Un'incosciente libertà ha insabbiato l'antica irrisolta questione dell'origine e sepolto la filosofia tanto quanto quest'ultima, mancando al suo compito fondante, ha abbandonato a sé stessa la coscienza della libertà.

Commenti
Posta un commento