Lettere - I come Idiozia

Idiotes

--- Ídios (donde idiótes, 'idiota') in greco vuol dire uguale, stesso, impervio al diverso. Stessa radice del latino idem e dell'italiano identico. L'idiotes è autoreferenziale, vede come la vede, pensa come la pensa, crede in quel che crede ecc. Le spara grosse ritenendo di ragionare, si vanta dei propri limiti, ride delle proprie battute ecc. In chi ha di fronte distingue solo l’adesione e l’opposizione e detesta questa quanto apprezza quella. Non è necessario essere cattivi per diventare dei perfetti idioti, tuttavia il rischio di farsi male e di far del male esiste proprio perché manca il confronto aperto con gli altri e con la varietà delle situazioni. L'idiotes è paragonabile al neopatentato che si crede pilota. Meno è esperto, più accelera. Vi sono però, ad essere giusti, anche idioti innocui, contenti di specchiarsi nel loro catino senza pretendere che il mondo giri come vogliono loro. Preso da acuto bisogno di identificarsi con sé medesimo, l'idiotes (inteso qui ovviamente non come insulto ma come categoria dello spirito) cerca riparo alla varietà di punti di vista e interpretazioni di cui è stracolmo il mondo. Un riparo lo forniscono le rigide delimitazioni, le categorie preordinate, la stretta coerenza, le fedi, le formule, i ricettari. Tutte cose queste che servono tantissimo anche alle menti più aperte e disponibili. Dov'è la differenza? Sta in questo che per una mente aperta una regola è uno strumento, mentre per l'idiota è un fine. Non che sia facile distinguere di volta in volta tra mezzi e fini. Siamo tutti un po' idioti (nel senso di cui sopra). Il confine è incerto.

Imbarazzanti parentele

Ammesso ciò, va detto che una delle più illustri parole della filosofia, identità, è strettamente imparentata con idiozia. Il tema è lo stesso. Io sono io, s'accontenta di dire l'idiota; A = A, stabilisce il principio di identità. Consideriamo la prima affermazione una sciocchezza, la seconda uno dei massimi principi della ragione. Dov'è la differenza o non c'è differenza? Ve n'è una notevolissima. Io sono io specchia un io particolare nel proprio essere particolare chiudendo in tal modo l'accesso a un io diverso. A = A identifica qualsiasi chi o cosa capiti a tiro. Come a dire, non importa chi o che cosa tu sia, sei di fatto e di diritto quel che sei. Applicato col necessario rigore a tutto quanto si presenta ai sensi e alla ragione, il principio di identità, prima ancora di fondare la logica, è un saldo fondamento di democrazia intellettuale. Al punto che proprio invocandolo nella sua primitiva significazione si riesce a contenere gli eccessi del suo uso puramente logico. Paradossalmente, proprio grazie al fatto che in ogni caso A = A ci è permesso di oltrepassare la logica dell'idiotes che asserisce questo è [solo] questo. Infatti qualsiasi cosa è immediatamente quel che è non appena si trovi chi come tale la identifichi.

Schemi e schermi

Il problema è un altro. Una cosa non identificata può essere qualsiasi cosa, cioè niente. In un mondo pre-logico A = A significa precisamente che qualsiasi cosa può essere qualsiasi cosa. Il principio di identità ristretto, fondamento della logica, entra in gioco solo dopo che qualcuno ha identificato qualcosa in qualche modo, ossia ha determinato un che a partire da un punto di vista. Prima del principio di identità va posto - cosa di cui la filosofia occidentale non si è troppo curata - un principio di correlazione. Le determinazioni sono necessarie e al tempo stesso, per definizione, idiote. Una cosa, colta in un certo modo da un certo chi, di tanto si determina di quanto si idiotizza, ossia è quel che è, chiusa lì nell’essere attribuitogli nel corso di un atto di vita. Non è un caso se il buon funzionamento di una democrazia passa per la più ampia discussione tra tutte le parti sociali e la mediazione. Il peggiore esempio di idiozia lo dà quel vincitore al 51% che si ritiene in diritto/dovere di calpestare i diritti politici e civili del 49% e la legge stessa. Eccessi a parte, è giusto chiedersi se per caso non siamo tutti più o meno idioti per il fatto che ci serviamo massicciamente e continuamente di determinazioni preconcette predisposte e preferite. Di rado ci costringiamo a rivedere l'una o l'altra di queste, mentre tutte le altre restano intatte al loro posto nei nostri schemi o schermi teorici e pratici. A questo proposito dobbiamo ammettere che sì, se si mettono in conto le infinite possibilità d'essere o anche solo le diecine di miliardi di punti di vista che ogni giorno produce l'umanità la nostra mente, per quanto ci sforziamo di mantenerla aperta a tutte le evenienze, è praticamente una scatoletta. Serve però precisare. Nella quotidianità c'è molto che non è il caso di mettere in discussione se non eccezionalmente e in un momento appropriato e nei modi che convengono. Chi prendesse alla lettera il principio di correlazione e pretendesse di rimettere in discussione ogni cosa ogni momento si mostrerebbe idiotes proprio in relazione a quel principio che suggerisce piuttosto valutazioni attente caso per caso.

Come resistere all'idiozia

Non v'è peraltro alcun dubbio che l'idiozia nel senso peggiore abbia spesso buon gioco contro la ponderazione. La nostra epoca pare particolarmente favorirla. Non occorre fornire esempi, sono sotto gli occhi. Serve piuttosto ragionare su come farvi fronte. Se la società premiasse chi combatte l’idiozia molti si darebbero da fare. Premia invece, oggi come in passato, chi la subisce senza fiatare e ancor più chi se ne fa un vanto. La condizione stessa dell'idiotes è perversa per il fatto che chiuso in sé stesso non ha oggettivamente occasione di confrontarsi. L'ironia non lo tocca, la satira l'offende. Chi è disposto a correlare trova sempre nuove correlazioni. Chi si arrocca quasi fosse assediato dal diverso perde ogni contatto con l'esterno, deperisce e muore di inedia culturale e rabbia esistenziale. Bisogna evitare l'arrocco, intervenire prima. Prima significa fin dall’infanzia e dalla scuola di base.


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